Le bisessualità: oltre la dicotomia etero/omosessuale

dott.ssa S. Bosatra

Parlare di orientamento bisessuale genera spesso molta confusione, poiché la visione prettamente dicotomica della cultura occidentale tende a considerare la sessualità come esclusivamente etero- o omo-orientata, riducendo la bisessualità ad una sorta di “terra di mezzo” in cui starebbero le persone che non hanno ancora compreso e accettato il loro orientamento eterosessuale o omosessuale. In questo articolo, vorrei portare l’attenzione sulla complessità delle esperienze legate alla sessualità, dal punto di vista affettivo, comportamentale e identitario, per invitare a riflettere sulle diverse varianti della sessualità umana che si discostano dall’esclusiva eterosessualità o omosessualità, ma che sono sentite dalla persona come profondamente autentiche.

Quando si parla di bisessualità, si fa riferimento all’esperienza umana di provare attrazione sessuale e/o affettiva sia per maschi che per femmine. È doveroso il riferimento allo studio di Kinsey (1948), che ha proposto una scala a 7 punti per classificare gli orientamenti sessuali, individuando un continuum tra eterosessualità esclusiva (punto 0), bisessualità “pura” (punto 3) intesa come attrazione in egual misura per maschi e femmine, e omosessualità esclusiva (punto 6). Lo stesso Kinsey ha comunque riconosciuto il limite di queste categorie, affermando che “[…] non tutte le cose sono nere e non tutte sono bianche. È un principio fondamentale della tassonomia che raramente nella natura si riscontrino categorie nettamente separate. Soltanto la mente umana inventa le categorie e tenta di costringere i fatti in caselle separate. Il mondo è un continuum in ogni suo aspetto. Prima apprenderemo questo a proposito del comportamento sessuale umano, prima arriveremo a una profonda comprensione della realtà del sesso”  (1). Ad oggi, la teoria di Kinsey non è ritenuta esaustiva per parlare di bisessualità, poiché né considerando la sola attrazione sessuale/affettiva, né considerando i soli comportamenti sessuali sperimentati, è possibile cogliere l’identità sessuale in cui la persona si riconosce e vuole essere riconosciuta. Ad esempio, un uomo può avere relazioni sia con donne sia con uomini, senza però “definirsi” bisessuale; una donna può avere relazioni con soli uomini, e “considerarsi” bisessuale; una persona può presentarsi pubblicamente agli altri come eterosessuale o omosessuale, ma “riconoscersi” come bisessuale. Queste situazioni ben descrivono come le esperienze della sessualità siano difficilmente ascrivibili entro categorie rigide e prestabilite; infatti, sono diverse le ragioni riportate da chi si definisce bisessuale: l’attrazione per entrambi i sessi, il desiderio relazionale o sessuale verso un altro/a indipendentemente dal suo genere, l’apertura verso una sessualità libera da limiti e convenzioni. È proprio per tale ricchezza di vissuti personali che ho deciso di fare riferimento, nel titolo, alle bisessualità al plurale.

Date le diverse esperienze degli orientamenti e delle identità sessuali, la psicologia si sta evolvendo verso il riconoscimento della complessità individuale, per distinguere il piano comportamentale dalla dimensione identitaria in cui la persona riconosce se stessa. Nel percorso evolutivo, ciascuno parte da un’eterosessualità data per scontata dai condizionamenti socio-culturali, e col tempo arriva a consolidare la propria identità sessuale più autentica, che sia etero-, omo- o bi-sessuale, sulla base di quella che sente maggiormente rappresentativa per sé. Per chi si scopre non-eterosessuale il percorso è solitamente più complesso, poiché si discosta dalle aspettative sociali etero-orientate, ma in particolare modo le persone bisessuali attirano il pregiudizio e le ostilità anche dalla comunità omosessuale, nonostante la scontata alleanza tra lesbiche, gay e bisessuali (LGB). La bifobia, ossia lo stigma nei confronti delle persone bisessuali, si traduce perlopiù in pregiudizi da parte di persone eterosessuali e omosessuali, che considerano la bisessualità come un atteggiamento promiscuo che necessita della compresenza di partner maschi e femmine per dare un completo appagamento, oppure come una forma di non-accettazione di un orientamento omosessuale esclusivo. Da entrambe le parti, dunque, le persone bisessuali ricevono pressioni sociali affinché arrivino a una definizione netta ed esclusiva della propria identità sessuale: etero- o omo-sessuale? Ovviamente, entrambi questi pregiudizi derivano da false credenze e da distorsioni del proprio modo di fare esperienza. La bisessualità non va infatti confusa con la promiscuità o con la poligamia: le persone bisessuali possono essere coinvolte in relazioni di coppia, relazioni aperte, o sentirsi attratti da una persona diversa dal/dalla loro partner, esattamente come possono esserlo le persone eterosessuali o omosessuali. Inoltre, il riconoscimento del proprio orientamento come non-eterosessuale non implica affatto un progressivo percorso verso l’omosessualità esclusiva, ma segna l’inizio di una fase di conoscenza di sé, di cui solo la persona può individuare il punto di arrivo e, eventualmente, darne una classificazione categorica. Negli ultimi anni le comunità LGBT hanno dato un segnale importante di maggior riconoscimento e accettazione delle persone bisessuali; grazie all’International Lesbian and Gay Association (ILGA), dal 1999 si celebra la giornata mondiale dell’orgoglio bisessuale in data 23 settembre, lo stesso giorno in cui morì il padre della psicoanalisi Sigmund Freud.

La comunità scientifica riconosce l’esistenza dell’orientamento bisessuale come variante naturale della sessualità umana, ma data l’ampiezza e la complessità delle esperienze risulta molto difficile fare ricerca su questo tema, a partire dalla costruzione di categorie controllabili e dalla ricerca del campione: il ricercatore dovrebbe infatti scegliere fin dall’inizio se coinvolgere le persone che si definiscono bisessuali, o persone che dichiarano di aver avuto contatti sessuali sia con maschi sia con femmine (indipendentemente dall’orientamento sessuale che indicano), o persone che nella vita si sono sentite attratte da entrambi i sessi. Proprio per le diverse esperienze di bisessualità, diventa dunque difficile indagare il numero di persone bisessuali. Un sondaggio statunitense del 2010 (2) ha rivelato che il 3-5% del campione si identificava come bisessuale, rispetto all’1-3% che si identificava come gay/lesbica. Indagando invece l’attrazione sessuale, un altro studio statunitense (3) ha rivelato che il 13% delle donne e il 6% degli uomini ha dichiarato di essere attratto da entrambi i sessi, sebbene solo il 2,8% delle donne e l’1,8% degli uomini si sia identificato come bisessuale. Rispetto al comportamento sessuale, un sondaggio britannico del 2008 del giornale “The Observer” ha rivelato che il 6% del campione si è identificato come LGB, ma il 16% delle donne e il 10% degli uomini intervistati ha dichiarato di aver avuto contatti sessuali con persone dello stesso sesso.
Credo che questi dati siano indicativi di quanto sia estremamente personale definirsi come uomo o donna bisessuale, a seconda di quanto la rappresentazione di sé sia basata sul desiderio, sulla corporeità o sul coinvolgimento affettivo-sentimentale con l’altro/a. Al di là di come una persona vive le proprie esperienze e di come si racconta a se stessa e agli altri, credo che la questione fondamentale per comprendere le bisessualità sia la capacità, o meglio, la volontà di liberarsi da rigide categorie mentali esclusive, che rischiano di far sorgere pregiudizi ostili e di limitare la ricerca della propria sessualità più autentica.


Note al testo:

  1. Kinsey, Pomeroy, Martin (1948), p. 523.
  2. Herbenick, Reece, Schick, Sanders, Dodge, Fortenberry (2010).
  3. Mosher, Chandra, Jones (2005).

Bibliografia:

  • Herbenick D., Reece M., Schick V., Sanders S.A., Dodge B. & Fortenberry J.D. (2010), Sexual behaviour in the United States: results from a national probability sample of men and women aged 14-94 in Journal of Sexual Medicine, 7, pp. 255-265.
  • Kinsey A.C., Pomeroy W.B., Martin C.E. (1948), Il comportamento sessuale dell’uomo,  Milano; Bompiani (trad. it. 1950).
  • Lingiardi V., Nardelli N. (2014), Linee guida per la consulenza psicologica e la psicoterapia con persone gay, lesbiche e bisessuali, Milano: Cortina.
  • Mosher W.D., Chandra A. & Jones J. (2005), Sexual behavior and selected health measures: men and women 15-44 years of age, United States, 2002, Atlanta, GA: US Department of Health and Human Services, Centers for Disease Control and Prevention, National Center for Health Statistics.
  • The bisexuality report: Bisexual inclusion in LGBT equality and diversity (2012), Open University – Centre for Citizenship, Identities and Governance and Faculty of Health and Social Care, disponibile a questo link.

 

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